
Cultura
“Crìste nan ze còlche, ce nan arreggètte a tùtte”, nuovo successo per Isa Bavaro
Secondo libro che rafforza il piacere della riscoperta di usi e tradizioni della Giovinazzo del passato
Giovinazzo - giovedì 3 aprile 2025
Alla seconda esperienza di autrice, con il libro "Crìste nan ze còlche, ce nan arreggèttea tùtte", Isabella Bavaro, per gli amici Isa, ci ha raccontato di questa sua nuova pagina di vita, un vero e proprio "piano b" maturato quando è andata in pensione, dopo aver lavorato al comune di Giovinazzo ( nell' ufficio di segreteria del sindaco, nell' ufficio elettorale e nell' ufficio tecnico Ndr).
Il primo libro "Io mi campo da sola"
Il primo libro "Iéie me càmbeche assàule", " …Io mi campo da sola", inteso come: " io mi costruisco una vita, un futuro", lo ha scritto subito dopo essere andata in pensione in un periodo che considera brutto perché non lavorava più, non aveva più contatti, non incontrava nessuno, vista l'impossibilità di muoversi in autonomia. «Molte delle mie giornate trascorrevano in solitudine-ci ha detto l'autrice. Ecco che mi sono aggrappata sempre più alla figura di mia madre, sia per scrivere il primo che il secondo libro: il primo libro è più autobiografico, la prima parte spiega la vita degli anni '50/60, gli antichi detti che si dicevano/ utilizzavano in casa. Io non li conoscevo perché non ho vissuto a Giovinazzo, del dialetto non sapevo niente per cui per me è stata una scoperta. Piano piano ho cominciato a imparare e a conoscere il dialetto con i suoi significati, scriverlo non è come parlarlo, in questo mi ha aiutato il prof. Dino Soranna, molto bravo a scrivere in dialetto, cosa non semplice. Nel libro do cenni della mia vita, di dove vivevo, in un paese in provincia di Firenze, ero in collegio per avere le cure necessarie perché sono poliomielitica; nel frattempo ho conseguito il diploma e sono tornata a casa qui a Giovinazzo quando avevo ventun'anni». Sulla copertina di entrambi i libri c'è una foto della mamma dell'autrice che è stata per lei una fonte inesauribile di ispirazione emozionale, di ricordi, esperienze e insegnamenti.
Il secondo libro "Cristo non si corica, se non sistema tutto"
Isa Bavaro, ha proseguito nel raccontarci l'esperienza della ricerca e della stesura del secondo libro, presentato in varie e interessanti occasioni sul territorio anche limitrofo; ha superato il periodo del lockdown grazie alla scrittura anche se serviva avere contatti per raccogliere le informazioni necessarie per costruire "Crìste nan ze còlche, ce nan arreggètte a tùtte", che racconta delle tradizioni del nostro paese relativamente al fidanzamento e al matrimonio. «Non ho vissuto queste esperienze perché quando le mie sorelle si sono sposate ero in collegio. Sono stata aiutata nel recupero delle informazioni sulle tradizioni grazie ad una mia collega- ha affermato Isabella Bavaro.
Ho anche voluto dare un tocco originale e creativo raccontando quando il fidanzamento si scioglieva e andava a monte; mi sono divertita con il dialetto, ho cercato vocaboli in disuso. Nel mio excursus utile a scrivere il libro mi è stata molto utile la figura di mia sorella più grande, Lina che ha ottantotto anni. Abbiamo vissuto in otto tra adulti e bambini in un sottano(casa a piano terra ndr) come si usava una volta e collegandomi a tanti ricordi ho costruito una storia che vede protagonista mia sorella e i commercianti di una volta, titolari dei negozi conosciuti nel tempo passato e i loro simpatici soprannomi. Ho anche fatto una ricerca sui cinema che c'erano prima a Giovinazzo. Ci ho impiegato molto tempo per scrivere il libro, ho fatto ricerche, ho parlato con molte persone. Da tutte queste notizie, esperienze e ricordi del passato è nata la storia "Crìste nan ze còlche, ce nan arreggètte a tùtte", titolo che ho pensato perché prima ci si affidava all'amore divino in quanto non si avevano le possibilità, era il periodo del dopoguerra non si viveva nell'agiatezza come oggi e quindi ho deciso di utilizzare questo detto come titolo del libro», ha così concluso l'autrice. Il libro, presentato sotto forma di racconto, da particolare valore ai ricordi del passato e conduce per mano il lettore in una ricerca approfondita di usi e costumi, di tradizioni e antichi detti, di una bella raccolta di ricette di dolci e di tante cose curiose legate a un tempo che in molti ricordano. L'autrice Isa Bavaro ha un progetto futuro del quale non può spoilerare molto, possiamo solo anticipare ai lettori e agli estimatori dei suoi libri che proseguirà nel suo viaggio all'interno degli anni '50 e '60 raccontando una nuova storia per proseguire e tracciare il fil rouge intriso del legame indissolubile con il passato della nostra città.
Il pensiero di Dino Soranna sulla ricerca effettuata a Isabella Bavaro per scrivere i due libri
«Isa ha svolto un percorso dignitoso di ricerca linguistica, oltre che sociale; il tutto riversato sul piano autobiografico. A ciò va aggiunto il coinvolgimento emotivo e affettivo dettato dall' amore per il proprio paese», ci ha detto Dino Soranna, socio del Circolo Leonardo e attento conoscitore del rapporto fra trascrizione e lettura del dialetto.
Il primo libro "Io mi campo da sola"
Il primo libro "Iéie me càmbeche assàule", " …Io mi campo da sola", inteso come: " io mi costruisco una vita, un futuro", lo ha scritto subito dopo essere andata in pensione in un periodo che considera brutto perché non lavorava più, non aveva più contatti, non incontrava nessuno, vista l'impossibilità di muoversi in autonomia. «Molte delle mie giornate trascorrevano in solitudine-ci ha detto l'autrice. Ecco che mi sono aggrappata sempre più alla figura di mia madre, sia per scrivere il primo che il secondo libro: il primo libro è più autobiografico, la prima parte spiega la vita degli anni '50/60, gli antichi detti che si dicevano/ utilizzavano in casa. Io non li conoscevo perché non ho vissuto a Giovinazzo, del dialetto non sapevo niente per cui per me è stata una scoperta. Piano piano ho cominciato a imparare e a conoscere il dialetto con i suoi significati, scriverlo non è come parlarlo, in questo mi ha aiutato il prof. Dino Soranna, molto bravo a scrivere in dialetto, cosa non semplice. Nel libro do cenni della mia vita, di dove vivevo, in un paese in provincia di Firenze, ero in collegio per avere le cure necessarie perché sono poliomielitica; nel frattempo ho conseguito il diploma e sono tornata a casa qui a Giovinazzo quando avevo ventun'anni». Sulla copertina di entrambi i libri c'è una foto della mamma dell'autrice che è stata per lei una fonte inesauribile di ispirazione emozionale, di ricordi, esperienze e insegnamenti.
Il secondo libro "Cristo non si corica, se non sistema tutto"
Isa Bavaro, ha proseguito nel raccontarci l'esperienza della ricerca e della stesura del secondo libro, presentato in varie e interessanti occasioni sul territorio anche limitrofo; ha superato il periodo del lockdown grazie alla scrittura anche se serviva avere contatti per raccogliere le informazioni necessarie per costruire "Crìste nan ze còlche, ce nan arreggètte a tùtte", che racconta delle tradizioni del nostro paese relativamente al fidanzamento e al matrimonio. «Non ho vissuto queste esperienze perché quando le mie sorelle si sono sposate ero in collegio. Sono stata aiutata nel recupero delle informazioni sulle tradizioni grazie ad una mia collega- ha affermato Isabella Bavaro.
Ho anche voluto dare un tocco originale e creativo raccontando quando il fidanzamento si scioglieva e andava a monte; mi sono divertita con il dialetto, ho cercato vocaboli in disuso. Nel mio excursus utile a scrivere il libro mi è stata molto utile la figura di mia sorella più grande, Lina che ha ottantotto anni. Abbiamo vissuto in otto tra adulti e bambini in un sottano(casa a piano terra ndr) come si usava una volta e collegandomi a tanti ricordi ho costruito una storia che vede protagonista mia sorella e i commercianti di una volta, titolari dei negozi conosciuti nel tempo passato e i loro simpatici soprannomi. Ho anche fatto una ricerca sui cinema che c'erano prima a Giovinazzo. Ci ho impiegato molto tempo per scrivere il libro, ho fatto ricerche, ho parlato con molte persone. Da tutte queste notizie, esperienze e ricordi del passato è nata la storia "Crìste nan ze còlche, ce nan arreggètte a tùtte", titolo che ho pensato perché prima ci si affidava all'amore divino in quanto non si avevano le possibilità, era il periodo del dopoguerra non si viveva nell'agiatezza come oggi e quindi ho deciso di utilizzare questo detto come titolo del libro», ha così concluso l'autrice. Il libro, presentato sotto forma di racconto, da particolare valore ai ricordi del passato e conduce per mano il lettore in una ricerca approfondita di usi e costumi, di tradizioni e antichi detti, di una bella raccolta di ricette di dolci e di tante cose curiose legate a un tempo che in molti ricordano. L'autrice Isa Bavaro ha un progetto futuro del quale non può spoilerare molto, possiamo solo anticipare ai lettori e agli estimatori dei suoi libri che proseguirà nel suo viaggio all'interno degli anni '50 e '60 raccontando una nuova storia per proseguire e tracciare il fil rouge intriso del legame indissolubile con il passato della nostra città.
Il pensiero di Dino Soranna sulla ricerca effettuata a Isabella Bavaro per scrivere i due libri
«Isa ha svolto un percorso dignitoso di ricerca linguistica, oltre che sociale; il tutto riversato sul piano autobiografico. A ciò va aggiunto il coinvolgimento emotivo e affettivo dettato dall' amore per il proprio paese», ci ha detto Dino Soranna, socio del Circolo Leonardo e attento conoscitore del rapporto fra trascrizione e lettura del dialetto.