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Vita di città
Altarini di San Giuseppe 2025: tutte le FOTO
Ieri si è ripetuto un antico rito collettivo
Giovinazzo - giovedì 20 marzo 2025
La città di Giovinazzo ha vissuto ieri, 19 marzo, il suo antico rito collettivo dedicato agli altarini di San Giuseppe. Un pellegrinaggio di casa in casa, per raccogliersi qualche momento in preghiera e per prendere tarallini e pane a treccia benedetti.
La novità assoluta, come raccontato dalle nostre pagine, era rappresentata dall'altarino allestito da Diego de Ceglia in via Carlo Rosa 30, una primissima volta che speriamo possa essere un nuovo inizio per una tradizione che andava affievolendosi. A lui merito e tenacia di volerla rinverdire.
La famiglia Nacci, in via Sottotenente de Ceglie, rappresenta un baluardo di quella tradizione da un trentennio, col suo portico addobbato per il padre putativo di Gesù, un riferimento da decenni per tutti i giovinazzesi. Una carezza al cuore i colori proposti, una chicca i tarallini per i più piccoli davvero ottimi.
Dai Martinucci, in via Marconi, si rinnova da 55 anni ciò che è stato anche per volontà di chi non c'è più e si perpetrano gesti antichi che raccontano non solo di devozione, ma di autentico amore, collante di una famiglia intera, passaggio di generazione in generazione. E l'andirivieni per la scale di quel condominio ci ha raccontato che quella tradizione non è affatto morta. Unico buco in una tradizione che affonda le radici nel secolo scorso c'è stato nell'anno della pandemia da Coronavirus. Buco nelle visite, non nell'allestimento e nella benedizione.
I Padiglione, in via Cappuccini 32, sono quella che definiamo una straordinaria catena di montaggio a salvaguardia della tradizione, grazie a figlie, nipoti e parenti che riescono ancora oggi a dare ai visitatori quel calore d'un tempo andato, con una capacità di rinnovarsi che non si perde di anno in anno. Quasi due secoli di altarini, dai quadrisavoli sino ad oggi, con quel silenzio surreale solo durante la pandemia e nel triste marzo del 2011, alla morte della signora Mastropasqua in Padiglione, vero motore per decenni di tutta l'organizzazione.
Infine un grazie va all'associazione Anffas guidata da Michele Lasorsa, un altarino "differente", come vi ha raccontato Marzia Morva dalle nostre pagine, simbolo di un associazionismo che non lascia indietro proprio nessuno. Ed un ultimo plauso va ai confratelli di Santa Maria di Costantinopoli, i quali hanno voluto che anche una chiesa confraternale potesse tornare ad essere luogo di sosta e preghiera e non di transito. Ve lo raccontiamo, quest'ultimo altarino per San Giuseppe, in un altro nostro articolo.
Voi intanto, godetevi la nostra galleria fotografica.
La novità assoluta, come raccontato dalle nostre pagine, era rappresentata dall'altarino allestito da Diego de Ceglia in via Carlo Rosa 30, una primissima volta che speriamo possa essere un nuovo inizio per una tradizione che andava affievolendosi. A lui merito e tenacia di volerla rinverdire.
La famiglia Nacci, in via Sottotenente de Ceglie, rappresenta un baluardo di quella tradizione da un trentennio, col suo portico addobbato per il padre putativo di Gesù, un riferimento da decenni per tutti i giovinazzesi. Una carezza al cuore i colori proposti, una chicca i tarallini per i più piccoli davvero ottimi.
Dai Martinucci, in via Marconi, si rinnova da 55 anni ciò che è stato anche per volontà di chi non c'è più e si perpetrano gesti antichi che raccontano non solo di devozione, ma di autentico amore, collante di una famiglia intera, passaggio di generazione in generazione. E l'andirivieni per la scale di quel condominio ci ha raccontato che quella tradizione non è affatto morta. Unico buco in una tradizione che affonda le radici nel secolo scorso c'è stato nell'anno della pandemia da Coronavirus. Buco nelle visite, non nell'allestimento e nella benedizione.
I Padiglione, in via Cappuccini 32, sono quella che definiamo una straordinaria catena di montaggio a salvaguardia della tradizione, grazie a figlie, nipoti e parenti che riescono ancora oggi a dare ai visitatori quel calore d'un tempo andato, con una capacità di rinnovarsi che non si perde di anno in anno. Quasi due secoli di altarini, dai quadrisavoli sino ad oggi, con quel silenzio surreale solo durante la pandemia e nel triste marzo del 2011, alla morte della signora Mastropasqua in Padiglione, vero motore per decenni di tutta l'organizzazione.
Infine un grazie va all'associazione Anffas guidata da Michele Lasorsa, un altarino "differente", come vi ha raccontato Marzia Morva dalle nostre pagine, simbolo di un associazionismo che non lascia indietro proprio nessuno. Ed un ultimo plauso va ai confratelli di Santa Maria di Costantinopoli, i quali hanno voluto che anche una chiesa confraternale potesse tornare ad essere luogo di sosta e preghiera e non di transito. Ve lo raccontiamo, quest'ultimo altarino per San Giuseppe, in un altro nostro articolo.
Voi intanto, godetevi la nostra galleria fotografica.